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Messaggio Da gianmeteo il 22.09.13 9:05


NEW YORK (WSI) – Un incremento del 60% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, agosto 2012. Stiamo parlando dei ghiacci che hanno coperto le acque dell’Oceano Artico.Un milione in più di miglia quadrate. Ed è sorprendente pensare che solamente sei anni fa la BBC aveva riferito che, a causa del riscaldamento globale, i ghiacci dal 2013 sarebbero completamente scomparsi dall’Artico.
Invece, ora, il Daily Mail riporta come una lastra di ghiaccio ininterrotta che presenta una dimensione pari alla metà dell’estensione del continente europe, si stia estendendo tra le isole canadesi e le coste della Russia settentrionale…
Diversi scienziati stanno iniziando a cambiare le loro teorie e i loro calcoli e pensano che il mondo si stia dirigendo verso un periodo di raffreddamento che non finirà fino alla metà di questo secolo. Anche tra il 1965 e il 1975 vi fu una chiara tendenza al raffreddamento, evento che i computer utilizzati al tempo e gli esperti non erano riusciti a prevedere.
Non sarà forse una glaciazione, ma é possibile, come dice il professor Anastasios Tsonis, dell’Università del Wisconsin, che a causa dei cicli oceanici “il riscaldamento degli anni 1980 e 1990 si sia fermato e che vi sia una tendenza al raffreddamento, che continuerà almeno per i prossimi 15 anni”.
Teoria che contrasta con quanto invece ritiene lo studio di Thomas Painter del Jet Propulsion Laboratory, che afferma che la Rivoluzione industriale ha innescato il brusco ritiro dei ghiacciai nelle Alpi europee già a partire dalla metà dell’Ottocento. Il motivo è la liberazione nell’atmosfera di grandi quantità di particelle a base di carbonio, il cosiddetto black carbon.
Intorno al 1860, i grandi ghiacciai presenti nelle valli delle Alpi cominciarono improvvisamente a ritirarsi, nonostante in quel periodo le temperature europee fossero più fredde di circa un grado rispetto alla media.
Le case, i mezzi di trasporto e soprattutto l’industria in Europa occidentale cominciarono a consumare forti quantità di carbone, immettendo in atmosfera enormi quantità di black carbon e altre particelle scure con un effetto sia sulla neve sia sul ghiaccio.
Quando queste particelle si depositano sulla neve, ne provocano lo scioglimento. Ciò espone il sottostante ghiacciaio alla luce del sole e all’aria, più calda nella prima parte dell’anno, causando una maggiore e più rapida fusione dei ghiacci.

Fonte wallstreetitalia
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